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“Pezzi” di Ippolita Luzzo : quando un libro è una finestra sul mondo

4 min di lettura

“PEZZI dal Regno della Litweb”,  è il titolo del recente libro della blogger lametina  Ippolita Luzzo, pubblicato per Città del Sole Edizioni, per cui  Letizia Cuzzola ha selezionato tra gli oltre mille post del suo blog scritti  nell’arco temporale che va dal 2012 al 2018, quelli che ne costituiscono la sua sostanza letteraria.

Dopo la riuscitissima presentazione in un luogo d’arte e di cultura come il  museo MARCA di Catanzaro nel mese  di gennaio scorso, dove  io stessa, col contributo  dell’attrice e scrittrice  Anna Macrì nonché della stessa autrice Ippolita,  ne ho delineato un exursus  analitico, il libro continua il suo percorso divulgativo riscuotendo ampi  consensi e attenzione dal pubblico e dalla critica letteraria,  è stato  presentato, sempre da me, nell’ambito  del “Fare critica festival”, a Lamezia Terme. Io l’ho letto con la fertile curiosità della scoperta, del “vediamo cosa propone la pagina dopo”, dell’indovinarne  il sorriso  caustico  nascosto tra le righe, insieme a  tutti gli aspetti  linguistici dirompenti di una scrittura  modulata per il web: creativa, breve, immediata che si offre ad una lettura altrettanto veloce da consumarsi nel giro di pochi minuti e in quella brevità incidere, graffiare, restare, ritornare, scavare, lentamente e in profondità.

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E, leggendo, ho scoperto come, gioiosamente e con “grazia”, ogni pezzo  evidenzi i limiti e i parossismi di un contesto ( “il testo ha bisogno di un contesto in cui enunciarsi” -E. Morin) fatto di complessità in cui si tessono, si intrecciano relazioni spesso segnate dal “minima moralia” dei nostri tempi, “dall’indigenza della spiritualità” o, più semplicemente,  dall’aridità o fecondità di valori che il singolo contesto comporta, laddove  ci si  può sfiorare senza incontrarsi, ciascuno perso nell’ insignificanza del proprio destino o nella solitudine di luoghi e cammini individuali.

Ho letto, nella consapevolezza che  il libro si possa, dopo una prima lettura, assumere anche per monodosi, soffermandomi di più su alcuni testi, rileggendoli dunque, nella densità ed efficacia stilistica  del  linguaggio, per meglio assaporarne la vena ironica, dissacrante, l’analisi, a volte tagliente e senza mediazioni, del reale, del quotidiano con le aberrazioni e le discrasie che solo può cogliere e sagacemente restituire  chi nella parola scritta coltiva il pensiero libero, non asservito ad alcun potere, la libertà di  interpretare il mondo  affacciandovisi, come ad una finestra, da un blog che traduce la transitorietà e la frammentarietà  di un universo in costante mutazione, liquido, come è, per sua stessa natura, quello del web. E il suo blog, da cui il libro è, appunto, una ben articolata restituzione, è proprio una finestra sul mondo- come dalla citazione di Raffaele  La Capria- “  è un’identità forte , capace di includere in sé tutte le altre” .

Così, ogni pezzo del libro di Ippolita  può essere assimilato al singolo punto di un ologramma ognuno  dei quali  contiene il tutto – il mondo-  di cui fa parte e, nello stesso tempo, il tutto, ossia il mondo,  fa parte di ognuno di essi. Ne consegue che “ si deve  ricomporre il tutto per conoscere le parti” e “una finestra  aperta sul mondo” permette di farlo, nei singoli  frammenti, nei singolo “pezzi” che lo contengono. Il libro, quindi, è un territorio semantico in cui le parole, i pezzi raccontano, dicono dei  destini individuali e collettivi, della bellezza di un quadro, dell’armonia di un testo poetico e della dolorosa poesia del vivere, dell’emozione di un libro,  di uno spettacolo,  di un evento. Il libro sottrae i pezzi scritti da Ippolita alla dispersione del tempo, all’esasperante  velocizzazione dell’esistente, li preserva  così dai perversi meccanismi  di fagocitazione bulimica, di consumo senza memoria, imposti  dal divenire incessante del mondo globalizzato. I suoi pezzi vanno oltre la dimensione liquida dell’eterno presente, sollecitando il pensiero a percorsi  interpretativi più profondi che non si esauriscono nel “qui ed ora”. È per questo che, laddove Ippolita  ne promette la pubblicazione postuma, la traduzione cartacea dei suoi “Pezzi”, il suo libro insomma, diventa  non già l’apparente nemesi dei suoi intenti contraddetti, ma  la  possibilità preziosa di ripensare il presente e il contesto  e di  riflettere  sul nostro futuro che si annuncia più povero e fragile allorché il nostro  vissuto si dissolve nella dimensione virtuale dell’esistere.

Teodolinda Coltellaro

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